Audizioni Autorità: “tutela” ma non solo”

Rosaria Arancio – QE, 19-09-13

Nella seconda giornata le associazioni in passerella. Proposta provocatoria: “Prezzo unico per MWh” per aiutare la scelta dei consumatori.

Uno dei temi emersi nella prima giornata delle audizioni annuali dell’Autorità per l’Energia dal lato fornitore, diventa anche il leit motiv degli interventi delle associazioni di consumatori che sono stati al centro del confronto conclusivo di ieri: l’esigenza di rivedere il rapporto fornitore-distributore e la necessaria responsabilizzazione di quest’ultimo.

E’ quanto emerge dagli interventi dell’Unc, Altroconsumo, Codici, Adoc, Cittadinanza Attiva, Movimento Consumatori e Movimento Difesa del Cittadino che richiamano l’attenzione, appunto, sul crescente contenzioso tra clienti finali e fornitori spesso causato dai ritardi nelle letture da parte dei distributori e dai conseguenti conguagli insostenibili in un momento di crisi economica.

Il tema della crisi emerge anche nelle istanze di revisione del bonus energia, di cui si sono fatte portatrici Adiconsum e Unc, auspicando un’estensione del campo di applicazione del bonus e una semplificazione delle procedure per l’accesso allo stesso.

Grande attenzione poi sugli esiti dell’Indagine conoscitiva sui prezzi dell’energia elettrica e del gas resi noti quest’estate dall’Autorità che portano le associazioni di consumatori a riflettere sulla importanza del regime di tutela e la necessità di mantenerlo in uno scenario di scarsa capacitazione del cliente finale.

Altroconsumo, con proposta audace, ipotizza l’introduzione di un prezzo unico per MWh (inclusivo di tutte le componenti della tariffa) al fine di agevolare la comparazione tra offerte commerciali. Aiget pur prendendo atto dei risultati dell’Indagine conoscitiva ha invece dichiarato il proprio favor per il superamento del regime di tutela.

La crisi del sistema e del termoelettrico preoccupa poi anche le associazioni sindacali (Uil, Uigl) che evidenziano come i costi dell’energia incidano sulla “salute” delle imprese italiane e quindi sui posti di lavoro.

Il tema del costo dell’energia per le imprese è stato sollevato anche da Confindustria che ha ribadito come la diffusione delle fonti energetiche rinnovabili abbia portato allo spiazzamento del termoelettrico, all’incremento dei costi di bilanciamento e della componente “A3″ e, conseguentemente, ad un rischio di aumento eccessivo del prezzo dell’energia elettrica che diventa sempre più critico per le imprese.

Sul tema degli incentivi alle rinnovabili, Legambiente ha levato un monito sulla necessità di scelte politiche e regolatorie che non limitino gli investimenti nel settore delle fonti energetiche rinnovabili.

L’intervento di Eni, decontestualizzato per ragioni organizzative, si è soffermato sugli importanti sviluppi regolatori a livello europeo auspicando una rapida implementazione in Italia del Codice di Rete europeo sul bilanciamento che dovrebbe consentire un maggior grado di liquidità e pertanto una maggiore sicurezza del mercato italiano del gas. Sul versante interno l’attenzione di Eni viene posta sulla necessità di rivedere la regolazione tariffaria della logistica introducendo un principio di compartecipazione delle imprese di trasporto al mancato utilizzo delle infrastrutture anche esistenti.

Sul versante gas, Confindustria ha evidenziato la necessità di maggiori investimenti nell’interconnessione fisica con altri paesi europei e il completamento dell’interconnessione commerciale con specifici accordi. Tra i vari auspici, quello di pervenire ad un’armonizzazione delle tariffe di transito con gli altri regolatori europei e una riflessione sugli extra costi di trasporto del gas che gravano sui clienti industriali allacciati alle reti di distribuzione cittadine.

L’intervento di Tap ha puntualizzato il peso dell’incertezza normativa, tipico del nostro paese, sugli investimenti infrastrutturali.

Il Comitato di Consultazione per l’Attività di Rigassificazione ha auspicato una revisione delle regole sulla programmazione delle navi (risalenti ad un’epoca in cui non esisteva il gas spot) che impongono tempistiche di preavviso non efficienti per l’ingresso delle stesse in Italia. Si poi posta l’attenzione sulla delibera 297/2012/R/gas che prevede per le importazioni via rigassifcatore un costo di prenotazione della capacità di trasporto che chi importa via gasdotto non ha.

Infine, l’intervento di I-Com, watchdog dei regolatori, invita una riflessione ai rischi insiti nella tendenza, tipica dei periodi di crisi, a voler cambiare in modo radicale il quadro normativo e regolatorio o, comunque, a non lasciar lavorare il mercato. Il riferimento è, inter alia, ai possibili effetti collaterali di provvedimenti come il “taglia bollette” che rischiano di creare l’illusione di una riduzione di costi che si traduce, invece, in una mera posticipazione del pagamento a generazioni future.

 

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