L’intervento sugli incentivi agita il mondo dell’energia

Gianluigi Torchiani – Energia24, 23-09-13

L’annunciata riforma del Governo riaccende le polemiche tra operatori delle rinnovabili e quelli da fonti tradizionali

Altro che coesistenza pacifica tra fonti fossili ed energie pulite: al contrario di quanto auspicato da più parti, la contrapposizione tra gli operatori del settore energetico resta molto alta, anche perché gli animi sono surriscaldati dall’annunciato intervento governativo sugli incentivi elargiti negli anni passati, dato ormai pressoché per scontato, nonché dai gravi problemi di sotto-utilizzo del parco termoelettrico nazionale. È quanto emerso in un dibattito organizzato nell’ambito di un recente workshop Iefe-Oir, che ha visto la partecipazione di attori sia del mondo delle energie alternative che di quelle tradizionali.

Che nello sviluppo delle rinnovabili qualcosa non sia andato per il verso giusto è ormai un assunto condiviso da tutti, come ha messo in luce l’analisi di Michele Polo dello Iefe: «In Italia in questi anni è mancata una visione di lungo periodo che disegnasse gli incentivi avendo in mente una precisa tempistica temporale, che permettesse di organizzare il sistema anche sulla base dell’evoluzione tecnologica. Abbiamo pagato anche il mancato raccordo tra lo sviluppo della generazione rinnovabile e le infrastrutture di sistema, ossia generazione, dispacciamento e distribuzione». Se questa analisi è ormai assodata, molto meno sono le soluzioni possibili, come osserva sempre Polo: «La domanda che tutti si pongono è se sia possibile ridurre il costo degli incentivi per gli utenti. Qualcuno pensa a trasferirne il peso sulla fiscalità generale ma, dati i livelli di evasione che ci sono in Italia, è forse più giusto mantenerli in bolletta. La soluzione prospettata dal Governo è quella di emettere dei bond per ridurre il peso degli incentivi nei prossimi anni, ma il costo 34 sarebbe così scaricato sulle generazioni future. Un intervento a posteriori sugli incentivi andrebbe invece a colpire soltanto i proprietari degli impianti. Però occorre chiedersi se mantenere un costo così elevato dei sussidi sia politicamente sostenibile nel lungo termine».

Per il mondo delle rinnovabili le soluzioni, naturalmente, possono essere diverse dal semplice taglio degli incentivi: «Il Paese deve diventare più elettrico – ha spiegato Agostino Re Rebaudengo, presidente di AssoRinnovabili – perché chi consuma di più oggi è penalizzato. Vero è che le rinnovabili hanno goduto di importanti incentivi, ma a fronte di questi contributi importanti abbiamo aumentato l’indipendenza energetica del Paese e, anche con gli errori fatti, il saldo dei benefici resta largamente positivo». Un quadro condiviso da Giovanni Battista Zorzoli del Coordinamento Free: «Ci sono senz’altro stati errori nella programmazione delle rinnovabili e in quelle delle cicli combinati, ma ormai è fatta. Ci sono tante soluzione per ridurre il costo dell’elettricitò per gli utenti, ad esempio 4,5 miliardi di oneri in bolletta extra A3 che potrebbero essere contenuti. In ogni caso, data anche la situazione di sovracapacità, si dovranno chiudere impianti a olio combustibile, ma non solo. In Germania Rwe ha smontato alcuni impianti a ciclo combinato perché non più produttivi e li ha rivenduti in Turchia».

Una proposta che non è andata giù a Chicco Testa, presidente di Assoelettrica: «Sicuramente errori sono stati fatti, ma il problema è che una parte paga e l’altra no. Smontare i cicli combinati? Allora potrei dire, perché non prendere i pannelli solari e montarli in Turchia? Se vogliamo risolvere gli errori bisogna trovare una soluzione che vada bene a tutti. Di fatto il 50% dei kWh non è sottoposto a meccanismi di mercato, mentre l’altro 50% sì: è un sistema che non può reggere, dobbiamo decidere da che parte andare. O torniamo a prezzi amministrati per tutti, oppure occorre individuare un’altra soluzione».

Una terza via per uscire dall’impasse incentivi è stata indicata da Emilio Cremona, presidente di Anie Gifi: «La produzione elettrica non deve essere una guerra tra poveri. Il cittadino deve avere libertà di scegliere se installare o meno pannelli per auto-produrre energia, non ci devono essere limiti, né nessuna preclusione. Per quanto riguarda gli incentivi, la spalmatura non mi convince; piuttosto, potremmo proporre a chi possiede impianti fotovoltaici particolarmente onerosi di ottenere quasi tutti gli incentivi immediatamente». Una soluzione che, secondo le indiscrezioni, potrebbe essere contenuta nel prossimo decreto del fare in alternativa alla semplice spalmatura e che, per una volta, troverebbe anche il consenso di Assoelettrica.

 

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